Alza la testa


“Alza la testa” di Alessandro Angelini
L’ultimo Castellitto, eroe tragico dei nostri tempi

Alessandro Angelini, (Premio per il Miglior Documentario nel 2000 al Torino Film Festival con Ragazzi del Ghana) partecipa in concorso a questo 4° Festival Internazionale del Film di Roma con Alza la testa secondo lungometraggio dopo L’aria salata.

Alza la testa è un film che d’impatto colpisce per la straordinaria sensibilità che il suo regista e creatore, Alessandro Angelini, ha dimostrato nel realizzare un’opera anche molto difficile da assemblare per le sue molteplici sfaccettature. Si passa dal racconto di formazione all’evolversi del medesimo in un dramma tragico tra i più tipici che riesce, malgrado primordiali aspettative, a sciogliersi lasciando tuttavia l’amaro in bocca.

E’ una storia in realtà molto comune, quella di un padre di nome Mero (Sergio Castellitto) che vive e alleva da solo suo figlio Lorenzo (Gabriele Campanelli). Padre single separato dalla moglie, Mero è un operaio specializzato in un cantiere nautico. Tutti i giorni allena Lorenzo affinchè diventi un campione di boxe per poter in qualche modo riscattare la sua carriera da boxeur dilettante. Un giorno però succede qualcosa di totalmente imprevisto; dopo una furiosa lite con suo padre, Lorenzo cade dal motorino e muore. Il suo cuore viene donato. Mero, assalito dai sensi di colpa, non si dà pace e vuole a tutti i costi scoprire chi ha ricevuto quell’ultima parte di suo figlio che ancora vive. La sua ricerca lo porterà a scontrarsi con una realtà del tutto inaspettata e, dovendo fare i conti con il pregiudizio, riesce tuttavia a trovare una chiave per sopravvivere.

Sergio Castellitto, per interpretare Mero, si è dovuto immedesimare completamente in un personaggio “disperato e ottuso” come egli stesso lo definisce, un padre che, come accade non di rado, riversa le ambizioni della propria esistenza sul figlio. Il costante incitamento “Alza la testa!” contiene un forte significato di riscatto, una redenzione che Mero pretende dalla vita, quella vita che gli ha sempre dato troppo poco e che adesso dovrà pareggiare i conti, rendendolo pago delle mete che non è ancora riuscito a raggiungere.

Ma come avviene molto spesso, dopo un illusorio momento di ripresa, Mero viene trascinato nel baratro più oscuro. La perdita del figlio mette il punto definitivo alla sua esistenza. Ancora una volta è tradito da quella vita mistificatrice che lo aveva cattivamente raggirato fino a quel momento, fuorviandolo dal suo catastrofico destino. Come tutti gli eroi tragici, perchè di un eroe tragico si sta parlando, Mero segue il cuore di suo figlio e lo cerca, perchè solo conoscendo il nome di chi lo porta in petto vede la possibilità di ricominciare da capo, di riuscire a riacquistare la forza per tornare alla fine a credere nella vita.
di Lavinia Bassani, da “nonsolocinema.com”

Sergio Castellitto ha presentato al Festival del cinema di Roma il film di Alessandro Angelini Alza la testa, film che racconta emozioni, trasformazioni e paure di un padre nei confronti del figlio e di un figlio nei confronti della vita.

Mero (Sergio Castellitto), operaio specializzato in un cantiere nautico, è un padre single; Lorenzo (Gabriele Campanelli), il figlio nato da una relazione con una ragazza albanese, è la sua unica ragione di vita e il sogno dell’uomo è che il ragazzo diventi un campione di boxe, riscattando così la sua anonima carriera da dilettante.

Per questo lo allena duramente, insegnandogli giorno dopo giorno a tirar pugni e a proteggersi dai colpi bassi della vita. L’equilibrio di questo rapporto è sconvolto dal ritorno di Denisa (Pia Lanciotti), la madre di Lorenzo, e dall’incontro tra il figlio e la giovane Ana.

Le prove per Mero non sono finite e dovrà confrontarsi con il dolore, con i propri pregiudizi e con la lontananza del nostro Nord Est.

Scoperto dal primo festival di Roma con L’aria salata, Angelini anche questa volta colpisce il bersaglio e racconta realisticamente una storia moderna, una stotia di oggi; l’unica pecca è che ad un certo punto il film viri ad un punto tale da volersi concentrare su 4 temi diversi (donazione d’organi, identità sessuale, immigrazione, famiglia) che portano la pellicola a spezzarsi e a perdere del tutto la verosimiglianza con la realtà.

“E’ un film paradossalmente semplice e popolare”, ha dichiarato Castellitto in conferenza stampa citando Ken Loach e i fratelli Dardenne, “percorso da un dolore emotivo profondo e fisico. Quando Mero trova il cuore di Lorenzo nel posto più sbagliato per la sua mentalità, impara ad alzare la testa e finalmente incontra gli occhi degli altri”.
da “dgmag.it”

Il trentottenne regista Alessandro Angelini, ritorna al Festival Internazionale del Film di Roma con il suo secondo lungometraggio “Alza la testa” riportando sul grande schermo il premiato Giorgio Colangeli, ma soprattutto l’attore italiano più ‘festivaliero’ del 2009, Sergio Castellitto. L’opera di Angelini offre spunti di riflessioni su temi importanti e quanto mai attuali come il razzismo, l’eutanasia, l’accoglienza dell’altro da sé, la diversità. Lo fa inserendoli nel processo di evoluzione di un personaggio, che da ‘basico’ diventa ‘complesso’, scegliendo di alzare la testa, e dal punto di vista formale attraversando e oltrepassando il genere della commedia per giungere al registro drammatico che si più addice ad una tragedia come la perdita di un figlio.
Il film è nelle intenzioni lodevole, Angelini si conferma giovane regista di talento e Castellitto è sempre bravo e convincente. Un solo appunto: forse tanti tempi in una sola pellicola di nemmeno 90 minuti, risultano troppi. Lo spettatore guarda il film, si emoziona ma, per fortuna, non ha l’esperienza per immedesimarsi nell’intera storia di uno dei percorsi di vita di Mero.
Marcella Peruggini, da “film.35mm.it”

Il ricordo di Heath Ledger ha segnato il week-end romano: Terry Gilliam ha portato al festival l’ottimo Parnassus, interpretato dal compianto attore australiano. Ve ne avevamo riferito da Cannes: esce venerdì nei cinema, ne riparleremo. La domenica festivaliera ha visto anche il passaggio del secondo film italiano in concorso, Alza la testa di Alessandro Angelini. È andata meglio che con Viola di mare: quello è sbagliato al 100%, Alza la testa a metà, forse anche meno. Angelini si era rivelato con un’ottima opera prima, L’aria salata. Questo secondo film è con, su, per, di (e chi più ne ha…) Sergio Castellitto: una prova superba, talento squadernato a 360 gradi… forse, persino troppi. Castellitto ride, piange, grida, si incazza, straparla, sta zitto, si commuove, fa ridere, fa piangere: un campionario totale del mestiere di attore. Interpreta Antonio Mero, capoccia di un cantiere navale di Fiumicino e padre-padrone di Lorenzo. L’unico sogno di Antonio è che il figlio sfondi come boxeur e lo allena 24 ore su 24: gli sta addosso, lo sgrida, lo abbraccia, non lo molla mai. Finché un giorno Lorenzo si ribella: perde apposta un match e scappa in motorino sotto il diluvio. E qui, a metà film, il patatrac: incidente, coma irreversibile, espianto degli organi. Antonio si dà una missione: trovare colui che ha ricevuto il cuore di Lorenzo. È a questo punto che la maionese impazzisce. Il cuore batte dentro Ivan/Sonia, un trans. E passi. Ma nell’ultima mezz’ora la trama si popola di traffico di clandestini, di partorienti in pericolo, di un altro coma, di un miracolo finale… Partito come una rilettura romanesca di Million Dollar Baby, Alza la testa diventa 3-4 film uno dentro l’altro, non tutti riusciti. Peccato, la regia di Angelini è potente: rimane un regista su cui puntare, purché si trovi uno sceneggiatore.
di Alberto Crespi, L’Unità

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